domenica 25 settembre 2016

L'uomo che abbracciava i cani.

Mi è capitato, un po' di tempo fa, di trovare sulla mia home di Facebook un video in cui un leone addentava un malcapitato ragazzo.
Era stato condiviso da una ragazza, che ho tra gli amici di Facebook, che aveva allegato al video un suo bizzarro pensiero sulla bellezza delle suddette immagini.
Questo perché “Non vorrai mica credere a tutto quello che vedi in TV!?!!1!”, ma se il titolo di un video è “Leone azzanna ragazzo che prima che la telecamera si accendesse lo stava frustando” deve per forza essere vero.
In pratica: il contenuto del video rappresentava nientepopodimeno che una lotta per la libertà!
Un essere vivente schiavo che si ribellava in tutta la sua potenza ai suoi aguzzini!
Il video terminava con un bizzarro ometto, sbucato dal nulla, che con un piccolo revolver sparava al leone.
Ora, mettiamo da parte l'assurdità della scena.
Voglio dire, già entrare in una gabbia con un leone senza che ci sia un tizio fuori pronto a sparare un sedativo, mi sembra una follia (a meno che tu non sappia proprio bene quello che stai facendo). Poi, ridursi a sparare con un pistolino ad una bestia di 300 kg, con il rischio di colpire pure il ragazzo che trattiene tra la fauci è pazzia pura.
Anche io, se proprio avessi dovuto condividere il video, c'avrei scritto un qualcosa di negativo; tipo “Questi so' tutti pazzi”.
Ma io davanti al sangue umano che si sparge su un pavimento, come ho sempre detto, di solito scelgo di tacere.
Devo dirlo, non mi ricordo cosa scrissi nel commento alla ragazza, ma è stato sicuramente qualcosa di molto offensivo.
Prima di tutto, perché si è scatenato il pandemonio, secondo, perché era mia precisa intenzione offendere una persona che rideva della morte di un altro essere umano.
Dovete sapere, miei cari lettori, che di punto in bianco, si intromise nella discussione un (secondo) curioso ometto di cui, purtroppo (e ovviamente), non posso fare il nome.
Questo curioso ometto credeva in cose alquanto bizzarre.
Così tanto bizzarre che crebbe in me la sana curiosità di capire chi fosse.
E così, senza aggiungerlo agli amici, andai sul suo profilo Facebook, sperando che avesse le impostazioni della privacy abbassate in modo da poter vedere qualche foto.
Trovai una sua foto bellissima e molto esplicativa.
L'uomo che abbracciava i cani: drammatizzazione.
C'era lui, in ginocchio, mentre mostrava con orgoglio un diploma da addestratore di cani ENCI e nello stesso tempo, con l'altro braccio, cingeva il suo cane.
Il cane, mentre con il corpo era quasi parallelo a quello del padrone, teneva la testa leggermente rivolta verso il lato opposto (alla mano del padrone) con le pupille che tendevano a spostarsi verso un lato.
Prima di continuare, però, vorrei parlare un secondo di questi addestratori di cani ENCI.
Devo dire che ho imparato a conoscerli abbastanza bene (ma indipendentemente dal curioso ometto di cui stiamo or ora parlando).
Devo aggiungere che, fino a pochissimo tempo fa, la locuzione “addestratore di cani” mi portava alla mente scene fighissime!
Immaginavo un forzuto omone con una protezione sul braccio lottare con un rottweiler; ad un suo cenno il cane staccarsi dal braccio, correre verso un cerchio infuocato, saltarvi dentro, atterrare dall'altro lato con una piroetta e fiondarsi in una piscina a salvare un donna obesa che stava affogando.
Avete presente le cocenti delusioni della vita?
Scoprire che Babbo Natale non esiste e cose affini?
La scena che ho descritto, non è che non esista, ma, in realtà, si svolge nei campi di addestramento dei corpi cinofili delle forze armate.
La quasi totalità di questi “addestratori di cani ENCI” è composta da veganimalisti da strapazzo e quindi...
I cani antidroga no, i cani per ciechi no, i cani antibomba no, i cani da riporto no, i cani da caccia no, i cani da tartufo no, i cani da corsa no, i cani da difesa no, i cani da salvataggio no, le gare di agilità no, le gare di bellezza no...
La domanda sorge spontanea: - Ma tu... ai cani... che gli vuoi insegnare?
Sostanzialmente a pisciare fuori.
Questi vogliono 40 euro l'ora per insegnare al mio cane a pisciare fuori di casa.
Allora, prima di tutto a pisciare fuori di casa al mio cane ce lo posso insegnare io; secondo, ti consiglio di uscire fuori dalla mia proprietà prima che io arrivi a prendere il fucile.
Ma torniamo all'uomo che abbracciava i cani.
All'università ho studiato psicologia: non sono laureato in Psicologia, ho fatto esami di psicologia (per lo più di comportamentale ed applicata; di clinica non so niente).
Ogni tanto mi diletto nel leggere anche di psicologia comportamentale animale: è sorprendente quante cose sono praticamente uguali e quanto totalmente diverse.
So benissimo, per esempio, che i cani non vanno abbracciati.
Dovete sapere, miei cari lettori, che i cani non sono scimmie.
Noi esseri umani siamo (praticamente) scimmie.
Come tutte le scimmie consideriamo il gesto di abbracciare sinonimo di affetto.
La ragione è anche abbastanza ovvia ed ha radici evolutive: da centinaia di migliaia di anni le mamme scimmie prendono tra le braccia i propri cuccioli scimmia per allattarli, per ripararli dal freddo e per sottrarli da situazioni di pericolo.
I cani, nella loro storia evolutiva, non hanno mai preso in braccio nessuno, anzi!
Ogni volta che un cane cinge tra le zampe il corpo di un altro cane è, nella quasi totalità dei casi, per ucciderlo.
Se anche voi abbracciate il vostro cane, sappiate che lui in quel momento si sente parecchio a disagio, perché non pensa affatto che gli vogliate bene, ma pensa che gli stiate dicendo: - Guardami! Guardami! Sono più forte di te! Sono il tuo padrone! Potrei ucciderti se solo lo volessi! Guardami! Sono il tuo padrone!
Sapete cosa fa un cane quando si sente a disagio? Volge la testa verso il lato opposto, sposta gli occhi verso un lato e si vede il bianco dell'occhio che forma una mezzaluna.
Proprio la scena del compagno di vita del curioso ometto (nella foto il cane era ritratto nei primi momenti di questo comportamento), con l'aggiunta che quest'ultimo nel frattempo mostrava un diploma da addestratore di cani.
Vi starete, ora chiedendo...
Ma che come sono collegati l'ometto che abbraccia il cane e il leone che lotta per la libertà?
Il collegamento è abbastanza evidente, se ci fermiamo un attimo a pensarci.
Il curioso ometto abbracciava il cane perché dava per scontato che le leggi psicologiche che valgono per gli esseri umani valgano anche per i cani.
Allo stesso modo credeva che un leone potesse combattere per la libertà così come farebbe un essere umano.
La sua tesi era la seguente: “Se un leone sbrana tanto volentieri una persona fatti qualche domanda” con l'aggiunta perentoria di “Accendi il cervello”.
Un leone?
Un leone?
Un leone vero?
Con la criniera, i denti e gli artigli!
Non un cartone animato!
Uno vero!
Un leone!
Uno di quelli che stanno in Africa!
Un leone!
Un leone vero!
Se attacca una persona lo fa per una ragione?
Un leone!?
Certo perché, a detta del ragazzo, esistono centinaia di posti nel mondo dove leoni e persone che se ne occupano con vero rispetto vivono tranquillamente insieme e non succede mai niente.
Un leone vero: adirato con chi non gli porta rispetto.
Prima di tutto, in quei posti di cui parli, i leoni stanno lo stesso in gabbia. Potrei aggiungere: “Fatti qualche domanda. Accendi il cervello!”.
Secondo: sono d'accordo con te che la gente in quel video non sapeva nemmeno che cazzo stava facendo (ma non per questo mi rallegro della morte di uno di loro).
Terzo: basta una veloce ricerca su Internet per rendersi conto che non è affatto vero che non sia mai morto nessun etologo rispettosissimo della natura animale (anzi!).
E qui arriviamo alla morale della storia.
Cioè che tutti quegli animalisti che dicono “Amo più gli animali delle persone” in realtà amano il concetto di umanità molto di più di quelli che, come me, sostengono la superiorità dell'essere umano sugli altri animali!
Questo per due ragioni, molto, ma molto evidenti.
La prima è che non amano gli animali così come sono in realtà, ma hanno bisogno di proiettarvi caratteristiche umane per amarli.
La seconda, ancor più assurda ed evidente della prima ha a che fare con la questione dei leoni che non attaccherebbero mai un essere umano che li tratta con rispetto.
In pratica il discorso è questo...
I leoni attaccano le zebre, le sventrano, aprono la loro pancia e ne estraggono le interiora mentre sono ancora vive; ma questa è la loro natura, non sono malvagi.
Sono buoni, in realtà!
Sono buoni perché non uccidono gli esseri umani, a meno che questi non si rivolgano a loro senza il necessario rispetto.
Non so voi, ma a me sembra proprio che da questo discorso venga fuori che gli esseri umani sono superiori.
Cioè: i leoni possono tranquillamente sventrare zebre senza problemi, ma per essere considerati “buoni” devono avere proprio la caratteristica di non uccidere esseri umani.
Quindi la vita umana vale di più di quella animale se la caratteristica di “essere buoni” o meno dipende proprio da questa!
E poi... sinceramente non avevo capito che uccidere le persone che non ci portano rispetto sia lecito!
Credo che da oggi in poi mi divertirò davvero tanto... muahahahahah!

sabato 25 giugno 2016

E' colpa di Maldini.

Quando ero ancora un giovincello che frequentava le elementari, il mio calciatore preferito era Paolo Maldini.
Non erano della stessa opinione molti dei miei compagni di classe e amici.
C'era qualcuno, per esempio, che sosteneva che la Nazionale Italiana non vincesse i mondiali proprio a causa del fatto che Maldini fosse il capitano.
Che sciocchezza è questa, direte voi.
Bisogna sempre contare che stiamo parlando di bambini delle elementari e non di analisti tecnici di calcio.
Maldini mentre si getta nel pogo al concerto dei Cannibal Corpse.
Eppure, io avevo le idee molto chiare: "Guardate..." dicevo sempre "Che il capitano di una squadra di calcio, non decide le strategie e non dà affatto ordini, come probabilmente credete voi. Il capitano è semplicemente il giocatore più rappresentativo di una squadra. Tra i suoi compiti ci sono solamente quelli di chiedere chiarimenti all'arbitro sulle sue decisioni e fare da filo diretto con l'allenatore. Compiti che sono sì, importanti, ma certamente che non hanno un'influenza così diretta sulla vittoria o no ad un mondiale".
Eppure non c'era niente da fare: "Maldini è il capitano solo perché è il figlio di Cesare Maldini che fa l'allenatore... se fosse capitano Del Piero vinceremmo i mondiali".
"Ah davvero? Del Piero? Lo dici solo perché tifi per la Juventus o è una coincidenza?".
Non c'era niente da fare, la maggior parte dei miei amici era convinta che se Maldini non fosse stato capitano dell'Italia avremmo vinto i mondiali.
Paolo Maldini è stato capitano dell'Italia fino al 2002.
Il mondiale successivo, il primo senza di lui, l'abbiamo vinto.

Ovviamente nel frattempo i miei compagni e amici sono cresciuti e, almeno lo spero, se li interpellassi adesso non direbbero mai che perdevamo ai mondiali a causa di Maldini.
Ma per un attimo tentiamo un esercizio di immaginazione.
Effettivamente sono quasi trent'anni che Bart Simpson ha 10 anni.
E immaginiamo anche noi, insieme ed ora, un mondo nel 2016, ma abitato da me e i miei amici con ancora 10 anni ciascuno.
E' un pomeriggio caldo e afoso, siamo nel cortile della scuola.
Ho portato il mio amico e vicino di casa Marzalone a giocare a calcio con alcuni dei miei compagni di classe.
Spompati, nell'intervallo tra il primo e il secondo tempo, sediamo sui gradoni del campetto a parlare.
Partecipano alla discussione: Simonpietro (juventino), Mordilli (laziale) , Marzalone (romanista) ed io, Alberto (milanista).
(se qualcuno dei miei conoscenti ritenesse di sentirsi rappresentato in uno di questi personaggi... è così...).
Simonpietro potrebbe dire: "Ecco! Come dicevo io! Appena Maldini se ne è andato abbiamo vinto un mondiale! Certamente non divenne capitano Del Piero, come da me auspicato, ma avevo comunque ragione e quella ne è la prova!".
Marzalone: "Sì però il capitano doveva essere Totti, non Cannavaro!".
Io: "Quello che vi sfugge, amici, è che non tutte le successioni temporali sono anche rapporto di causa-effetto!".
Simonpietro: "Cosa intendi dire?".
Io: "Mi spiego meglio... se due cose accadono una prima e l'altra dopo, non vuol dire che in tutti i casi la prima è causa della seconda".
Mordilli: "Ma non puoi dire che le cose non sono collegate! Noi l'abbiamo sempre detto! Se non ci fosse Maldini vinceremmo i mondiali; nel 2006, puf, lui non c'era più e abbiamo vinto! Non puoi dire che non è vero!".
Io: "Certo, non posso negare che abbiamo vinto! Ma non possiamo affatto dire che la causa della nostra vittoria è da addurre all'assenza di Maldini! Dimenticate il principo di falsificabilità enunciato da Karl Popper, massimo epistemologo della modernità!".
Popper, al tempo della militanza nell'Inter.
Simonpietro: "Cazzo! Karl Popper! Non c'avevo pensato!".
Marzalone: "Ma in che squadra gioca 'sto Karl Popper?".
Simonpietro: "Quello che Alberto intende dire, Marz, è che non possiamo affatto dire con la sicurezza della scientificità che è stata l'assenza di Maldini a causare la nostra vittoria. Perché tale enunciato ricade nel dominio di quelli non controllabili, non essendo ripetibile ed eventualmente falsificabile!".
Marzalone: "Cioè... vuol dire che era un portiere?".
Mordilli: "Sì che è falsfiicabile, invece! Poiché disponiamo della prova empirica sotto forma di registrazione di tutti i mondiali persi con la presenza di Maldini. Se ne avessimo vinto uno con Maldini presente sarebbe stata la falsificazione dell'enunciato che tu, senza motivazione alcuna, definisci non controllabile!".
Io: "Mi dispiace, Mordilli, ma non è così. Poiché le variabili in campo sono troppe: l'unica falsificazione che accetterei sarebbe quella derivante dalla possibilità di giocare simultaneamente due mondiali identici che differiscono soltanto dalla presenza o no di Maldini!".
Simonpietro: "Esattamente...".
Mordilli: "Maledetti entrambi! Non vi rendete conto di dove arrivate con queste vostre chimere! Voi, insieme a quel maledetto di Heisenberg, volete che la Scienza tutta rinunci a qualunque pretesa di determinsmo nella sua indagine sulle cose della Natura!".
Marzalone: "Heisenberg è quello del Vicenza, giusto?".
Simonpietro: "Sempre meglio di te! Che sembri ancora legato ad una sorta di empirismo inglese totalmente anacronistico!".
Io: "Ecco! Gli inglesi!".
Mordilli: "Che c'entra adesso quel popolo di bifolchi, scusa?".
Io: "Con questo discorso niente. Però posso farti un esempio con gli inglesi!".
Mordilli: "Vabbè... sentiamo...".
Io: "Sei d'accordo che entrare nell'UE sia stati per tutti una cosa buona?".
Mordilli: "Certo... chi è il ritardato che direbbe il contrario?".
Io: "Eppure gli inglesi hanno votato per uscire dall'UE!".
Mordilli: "Ma quelli so' scemi, che c'entra? Cioè è ovvio che la causa del loro malessere non è l'Europa!".
Io: "Eppure prima stavano meglio, poi è arrivata l'Europa, ed ora stanno peggio!".
Mordilli: "Sì, ma l'arrivo dell'Europa non è la causa del fatto che stanno male. Anzi, senza l'Europa sarebbe stati anche peggio!".
Io: "Ma non puoi negare che senza Europa stavano meglio e con l'Europa stanno peggio. Vuoi forse negare questa semplice constatazione?".
Mordilli (alterato): "Ma lo vuoi capire che per giudicare l'Eurpa non dovremmo confrontare il mondo di adesso con il mondo di prima, ma il mondo di adesso con un eventuale mondo di adesso senza l'Europa! E se lo fac..." (si interrompe, rimanendo pensieroso).
Io: "Hai capito ora?".
Mordilli: "Cacchio... hai ragione... forse... forse.. non è per colpa di Maldini che non vincevamo i mondiali..."
Simonpietro: "Vero... forse siamo stati troppo avventati...".
Io: "E' quello che ho cercato di dirvi tutto questo tempo da quando, nel 2006, abbiamo vinto...".
Mordilli: "Hai ragione...".
Simonpietro: "Giusto...".
Marzalone: "Pure secondo me... però il capitano doveva essere Totti non Cannvaro".

domenica 22 maggio 2016

Non sono un esperto ma...

Ogni tanto, quando si parla di cose molto complicate, c'è sempre qualcuno che dice "Non sono un esperto ma...".
Dai, diciamola tutta, non ogni tanto.
Ormai tutta la popolazione mondiale si può suddividere in due categorie: quelli che dicono "Non sono un esperto ma..." e quelli che se lo sentono dire.
Ragionevolmente una frase che inizia con "Non sono un esperto ma..." dovrebbe continuare con "...anzi, niente ma; non sono un esperto".
Dove il punto sta ad indicare la fine del periodo e del discorso tutto; non è un punto a capo o il primo di tre puntini di sospensione che preludono ad un lungo discorso.
"Non sono un esperto ma..." è ormai una formula magica, un vero e proprio rituale lingustico.
Gli esseri umani utilizzano molti modi di dire come rituali, alcuni potenti, altri inoffensivi.
"Non sono un esperto ma..." è proprio un esempio di rituale potentissimo!
Esso è in grado di cancellare, in un attimo, anni e anni di studio, lauree, dottorati e persino premi Nobel.
Grazie ad esso l'interlocuotore più prestigioso, intelligente e preparato di noi è distrutto, umiliato e portato al nostro stesso livello.
Quanta democrazia c'è in questo!
Non bisogna essere preparati per affrontare un argomento, tutto è possibile per chi sa padroneggiare l'arte del "Non sono un esperto ma...".

Per esempio "Non sono un esperto ma non si può negare che ci sia un collegamento tra vaccini e autismo".
Un esempio casuale completamente slegato dai tragicomici avvenimenti televisi dei giorni passati?
No.

Come avrete ben intuito, questo è proprio il punto a cui volevo arrivare: al discorso su vaccini ed autismo.

Ma per quale astrusa ragione le case farmaceutiche dovrebbero mai svederci i vaccini anche se provocano l'autismo e le morti bianche?
Eh?
Cos'è questo? Un piano per la conquista del mondo?
Non capisco.
Perché? Percheeé???
Ah già.
Ci guadagnano.
Sostanzialmente, secondo voi, che non siete esperti ma, le case farmaceutiche ci appiopperebbero i vaccini in modo da guadagnarci?
Guadagnarci?
Un attimo!
Stiamo parlando di... di... guadagni... segmentazione... target... marketing!
Siamo finiti nel mio campo, assurdo!
Eh eh eh!
Allora... sono un esperto e...
...che cacchio dite?
Fermiamoci un secondo ad analizzare la situazione.
Prima di tutto utilizzeremo il NPV e dopo ci soffermeremo a fare una semplice analisi del target di riferimento.
E ricordate che siete stati VOI a buttarla sul marketing, altrimenti non avrei potuto neanche parlare...

Il Net Present Value è uno strumento che gli analisti di marketing utilizzano per calcolare la bontà di un investimento.
Non tiriamo in ballo formule arcane; il concetto alla base è molto semplice.
Quando ci troviamo nella situazione di dover valutare un investimento e dire se esso sia stato vantaggioso o non vantaggioso non dobbiamo solo confrontare costi e guadagni.
Magari un non esperto potrebbe pensare di procedere in questo modo per poi esclamare "Perfetto! Quello che abbiamo guadagnato è di più di quello che abbia investito. L'investimento è andato bene!".
Eh no!
I soldi guadagnati non bisogna confrontarli con quelli investiti, ma bensì con quelli che si sarebbero guadagnati in un altro investimento diverso a parità di dindini investiti!
Qual è quest'altro investimento diverso?
Bhè... dipende...
Facciamo un esempio.
Prendiamo un brand a caso, uno di quelli che ha fatto del marketing la sua arma vincente... mmm... Melegatti!
Allora, mettiamo caso che Melegatti volesse lanciare sul mercato un nuovo prodotto.
Che ne so... sughi pronti!
Il pesto Melegatti: rappresentazione di fantasia.
Pesto, arrabbiata, panna e funghi e altre cose simili...
A questo punto la direzione amministrativa Melegatti farebbe sapere alla direzione marketing quanto ha intenzione di investire nei nuovi prodotti.
Cosa farebbe quest'ultima?
Calcolerebbe i potenziali guadagni derivanti dal nuovo investimento e li confronterebbe con i potenziali guadagni se quella stessa cifra venisse investita nei più ragionevoli pandori.
Ovviamente questo è un caso puramente illustrativo, se la direzione amministrativa della Melegatti volesse investire in pesti pronti, di lì a chiamare la neuro il passo sarebbe brevissimo.
Ma non divaghiamo...
Torniamo alle nostre case farmaceutiche...
Dovete sapere che i vaccini fanno guadagnare tanto alle casa farmaceutiche... tanto.
Ma ricordate?
Non dobbiamo confrontare semplicemente i guadagni con gli investimenti.
Potremo per esempio confrontare i guadagni derivanti dalla vendita dei vaccini con quelli derivanti dalla vendita dei medicinali contro il diabete.
Bhè, amici cari, qua siamo su due ordini di grandezza completamente differenti.
I vaccini costano, costano una barca di soldi. Alle case produttrici intendo¹.
Costa produrli, costa conservarli, costa spostarli... insomma... i vaccini non sono mica pillolette, che le metti in una scatoletta e poi su camion.
Insomma... soldi, soldi, soldi, soldi e ancora soldi...
Sapete cosa costa poco e fa guadagnare tanto, invece?
Lo sciroppo per la tosse per esempio... o l'aspirina.
Ah l'aspirina! Amica fidata di tutti i veganimalardi contrari alla sperimentazione animale!
Ma lo sapete che anche l'aspiri... no aspetta... vabbè... una rivelazione tragica alla volta.
Sostanzialmente, se noi analizzassimo gli investimenti delle case farmaceutche, vedremmo chiaramente che è nel loro strettissimo interesse far sopravvivere più persone possibili alla tenera infanzia per avere un consumatore in più che durerà una vita e a cui vendere prodotti per anni e anni a venire.
A questo punto qualcuno potrebbe dire "Vabbè... sui vaccini c'hai fregato... però lo vedi che ci dai ragione! Le case farmaceutiche ci avvelenano con i loro prodotti per renderci malati e venderci poi, di nuovo, i loro prodotti".
Allora, io non sono un esperto, ma... ops... vabbè che cacchio! Per una volta posso dirlo anche io!
Allora, io non un esperto, ma la vedo molto complicata, dal punto di vista proprio chimico intendo, creare un prodotto che contemporaneamente ci guarisca da una cosa, ma che ci faccia ammalare successivamente in modo che prendiamo un altro prodotto che ci guarisca da questa seconda malattia e, puntuale come una sveglia, ci faccia ammalare di nuovo.
E poi, stiamo perdendo di vista il punto fondamentale!
Che era quello del marketing... (eh eh eh... sono un esperto!).
Perché?
Perché investire soldi in un astruso piano segreto che coinvolge sieri dalle proprietà mirabolanti, Stati tenuti sotto scacco, organizzazioni mondiali manovrate come marionette, se si può fare di meglio a costo quasi zero?
Esatto!
Si può fare di meglio!
A costo zero, in un certo senso.
Uno scienziato pazzo: da notare la fialetta contenete vaccini.
Quali sono le persone che usano tanti medicinali?
Semplice: i vecchi!
Cioè... volevo dire... le persone anziane.
Le case farmaceutiche hanno tutto da guadagnare nel farci diventare vecchi, infermi e malaticci.
Non hanno bisogno di una rete segreta di scienziati pazzi dedita alla distruzione dell'umanità per fare soldi.
Una rete del genere costerebbe un sacco di soldi solo in pizzini!
Soldi di qua, soldi si là... soldi soldi soldi soldi.
L'investimento migliore che le case farmaceutiche possono fare è quello di mantenerci bene in salute e sperare che diventiamo tutti, ma dico tutti, gracili e deboli vecchietti con la demenza senile e le piaghe da decubito.

¹ http://www.skepticalraptor.com/skepticalraptorblog.php/?s=vaccine+cost


mercoledì 6 aprile 2016

Facebook e superstizione.

No.
Questo non è l'ennesimo post che tratta di come le cacchiate si diffondano facilmente attraverso i social network.
L'argomento è stra-abusato e non intendo parlarne.
Quello che invece voglio dirvi quest'oggi è che credo che i social network (Facebook in particolare) si basino, in un aspetto del loro funzionamento, sullo stesso principio per il quale alcune persone credono di avere poteri paranormali.
Ovviamente, come mio solito, prenderò l'argomento partendo da molto lontano. Quindi vi tocca armarvi di pazienza e leggere tutta la storia...

Durante una lezione di Psicologia Cognitiva, quando frequentavo la triennale, un mio collega studente se ne uscì dicendo che la madre c'aveva i poteri.
Con una punta d'orgoglio disse che la donna era in grado di prevedere le morti delle persone.
Ovviamente non è che si sognava che uno cadeva da una rupe e il giorno dopo quello cadeva veramente da una rupe... troppo facile.
Era capitato, delle volte, che la madre pensasse ad un conoscente che non vedeva da tanti anni e che proprio il giorno dopo ricevesse una telefonata che le annunciava la morte di quella persona.
"E' una coincidenza" direbbe qualunque persona sana di mente.
Ed infatti è quello che dissi io.
Ma vedete, il tizio era assolutamente convinto che questa non fosse una coincidenza.
Il 4: un numero molto importante.
Il potere, infatti, si era manifestato ben 4 volte.
Cioè... se fosse accaduto una volta sarebbe stata una coincidenza; con due poteva essere ancora una coincidenza; con tre ci stava il dubbio, ma fondamentalmente poteva ancora essere una coincidenza e con quattro, invece, non poteva essere una coincidenza.
L'argomentazione mise d'accordo tutti (tranne me ovviamente n.d.r.) e quel giorno si arrivò alla conclusione che quella sciagurata donna c'avesse i poteri.
Poi uno non può lamentarsi del livello dell'università al giorno d'oggi...
Quindi il numero 4 è uno dei numeri più importanti per la statistica.
Esisterebbe una regola secondo la quale se una cosa accade 4 o più volte smette di essere un caso.
Io tentai, piuttosto inutilmente, di convincere l'uditorio che non esiste nessuna regola del 4, ma nulla mi fu posssibile: la regola del 4 sembrava inattaccabile.

L'altro giorno, invece, mi chiamò un amico che non vedevo da tanto tempo, anni credo: almeno due.
"Come stai qua, come stai là, che stai a combina', il lavoro qua, il lavoro là, grazie e arrivederci".
Il pomeriggio, subito dopo pranzo, durante la mia capatina quotidiana su Facebook, che cosa succede?
Apro la home e, scorrendo i post degli amici, chi ci trovo?
Proprio l'amico che non sentivo da anni!
Impossibile!
Ma come ha fatto Facebook a sapere che proprio quello stesso giorno avevo parlato con il tizio?
E aspettate un attimo!
Adesso che ci penso, questa cosa è successa molto più di 4 volte.
Se mi fermo solo un attimo a pensarci, cose simili su Facebook accadono molto spesso!
Secondo la regola del 4 questa non può essere una coincidenza.
Quindi?
Anche Facebook, come la madre del mio ex collega, c'ha i poteri?
Nuovo Ordine Mondiale Facebook.
Oppure quello stronzo di Zuckemberg ha un accordo segreto con il mio operatore telefonico... e mi intercetta le chiamate?
Oppure ci spiano con le scie chimiche?
Oppure il Nuovo Ordine Mondiale ha prodotto un algoritmo talmente perfetto da poter prevedere ogni aspetto dell'agire umano? Se sono in grado di prevedere una chiamata potranno sicuramente prevedere i nostri gusti, le nostre intenzioni di voto al fine di comandarci per l'eternità!
No.
E' stata una coincidenza.
Sia questa che quella della madre con i poteri.
Quello di cui non ci rendiamo conto quando ci troviamo ad avere a che fare con coincidenze tanto strane è l'enormità dei numeri che entrano in gioco.
Io, al tempo della lezione, dissi che al mondo esistono 7 miliardi di persone che ogni giorno pensano ad altre migliaia di persone.
Vuoi che non capiti che uno di questi pensi proprio ad un conoscente che il giorno dopo muore?
Sarebbe impossibile il contrario, anzi!
Sì perché ad ognungo di noi capita di pensare a centinaia di conoscenti ogni giorno, ogni giorno dell'anno.
Poi, una sola volta che una delle persone a cui abbiamo pensato muore (o più semplicemente la incontriamo subito dopo) ed ecco che per noi quest'accadimento viene così fortemente caricato di senso e di importanza che non ci accorgiamo minimamente delle altre 98 persone a cui abbiamo pensato quel giorno (e le 76 del giorno prima e le 124 di quello prima ancora ecc. ecc.) che non sono ne morte e ne le abbiamo incontrate.
E' stato un caso che Facebook mi abbia mostrato proprio un post di quel tizio che non vedevo da anni.
In buona sostanza, sulla home di Facebook, vedo centinaia di post al giorno, ogni giorno, ogni settimana, ogni mese dell'anno.
E quelli che non mi interessano mi passano sotto gli occhi senza attirare la mia attenzione, ma ecco che mi mostra il post proprio della persona a cui ho pensato e che non vedevo da tanti anni che mi blocco!
E dico "Ma come cacchio ha fatto a saperlo?".
Nel frattempo ci clicco (Facebook sa che ci ho cliccato) e il giorno dopo me ne fa rivedere due invece di uno.
Ed ecco che mentre riallaccio i contatti con quell'amico, Facebook mi fa vedere sempre più post.
E come cacchio faceva a saperlo?

Non lo sapeva, ha tirato a cazzo...


lunedì 1 febbraio 2016

Questione di isole.

In questi giorni si è fatto un gran parlare dei diritti degli omosessuali e, quindi, ecco confezionato al volo un bel post sull'argomento.
Bhè, non proprio al volo.
In realtà devo dire che a questa particolare questione ci tengo molto, poiché anche io un tempo ero favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso.
Ora non lo sono più.
A farmi cambiare idea è stato un grande uomo: un uomo dall'intelligenza fuori dal comune, un uomo che mi ha convinto utilizzando un'argomentazione che solo un uomo della sua statura poteva ideare.
Mi riferisco, ovviamente, a Giovanardi.
Allora, funziona così...
Possono sposarsi solo le coppie che riescono ad avere un figlio stando su un'isola deserta.
Un uomo ed una donna possono sposarsi proprio perché, rimanendo su un'isola deserta, riuscirebbero ad avere un figlio.
Due uomini non possono sposarsi perché loro non ci riuscirebbero.
Capito?
E' semplice.
Un uomo ed una giumenta non possono sposarsi perché sull'isola deserta non potrebbero mai avere un figlio.
Un uomo sterile ed una donna non possono sposarsi, perché sull'isola deserta non potrebbero mai avere un figlio.
E' inutile continuare con gli esempi, avete capito come funziona.
Ovviamente, anche nel caso dell'uomo e della donna non è così semplice.
Sarebbe meglio, intendo, che l'uomo fosse un ostetrico.
Insomma... deve far partorire la moglie su un'isola deserta, che scherziamo!
Ma non divaghiamo ora, perché il punto che intendo sollevare, e che sorprenderà i più, è un altro.
Forse all'inizio vi sembrerà assurdo, forse qualcuno di voi rimarrà disorientato.
Ma quando ci penserete su, e farete appello alla Ragione, capirete che il discorso fila.
Il punto è semplice.
Sebbene Giovanardi sia un uomo di un'intelligenza sconfinata non ha avuto il coraggio, secondo me, di portare il suo ragionamento fino alla sua reale ed ultima conlusione.
Eravamo rimasti che possono sposarsi solo un uomo ed una donna.
Ma facciamo altri esempi.
Facciamo l'esempio che sull'isola deserta ci siano, diciamo, trenta uomini ed una donna.
Possono sposarsi?
Tutti e trentuno intendo, possono sposarsi?
Certo!
Posso avere figli!
Ma ecco che adesso la cosa si fa divertente...
E se sull'isola ci fossero, invece, trenta donne ed un uomo?
Potranno avere dei bambini?
Certo!
Una marea!
Mentre sull'isola dove c'è un uomo ed una donna e su quella dove ci sono trenta uomini ed una donna può nascere circa un bambino l'anno, sull'isola con un uomo e trenta donne possono nascere ben trenta bambini l'anno!
A questo punto credo che abbiate capito tutti dove voglio arrivare.
La vera famiglia tradizionale è questa!
Due omosessuali possono sposarsi?
Ma dai! Che cretinate!
Un uomo ed una donna?
Sì, ma che spreco!
Signori miei... la realtà è una sola!
Forse qualche donna all'inizio protesterà, forse qualche uomo non ne vorrà sapere.
Ma dobbiamo accettarlo.
Questa è l'alba di un nuovo modello di famiglia!
Quella composta da un ostetrico e dalle sue trenta mogli.


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mercoledì 16 dicembre 2015

I 3 errori che si fanno nel leggere ed utilizzare i dati.

Non so quanti di voi, questa estate, hanno seguito la vicenda di Stefano Feltri sul sito de "Il fatto quotidiano".
Il misfatto è presto riassunto. Il buon Feltri, di punto in bianco, se ne esce con un post in cui sostiene una cosa di per sé abbastanza risaputa: cioè che i laureati in Lettere faticano più di altri a trovare lavoro.
Subito si scatenano i commenti.
C'è chi gli si oppone con solide e pertinenti critiche, del tipo "Tua madre è una troia!", e chi invece preferisce utilizzare espressioni più volgari.
Nulla di tutto questo sarebbe mai accaduto se vivessimo in un mondo in cui il saper leggere i dati facesse parte delle competenze di base di ciascun individuo.
Insomma, qui non stiamo parlando di quale delle teorie delle superstringhe è la più convincente, stiamo parlando di un fatto di per sé molto facile da verificare. Ma quando si parla di queste cose, c'è sempre chi fa confusione.
Questo accade perché, in un certo senso, le scienze umani e sociali sono più complicate della fisica quantistica.
E' "l'elemento umano" il problema...
Per esempio, basta leggere i post di Feltri e le centinaia di commenti per scovare decine e decine di errori. Il giornalista non ha detto niente di che, il suo discorso è ampiamente condivisibile, ha fatto però uno dei tre errori in lista (la gente che ha commentato non ne parliamo).
Segue, senza pretese di completezza, una lista (povera: solo tre elementi) dei più frequenti errori che si compiono quando si leggono, studiano e citano i dati... questi sconosciuti...

1) Errori che hanno a che fare con gli insiemi.
Poco più sopra devo aver detto che "in un certo senso" le scienze umane e sociali sono più complicate delle fisica...
...a causa di questo fantomatico "elemento umano".
Uno dei problemi delle scienze umane e sociali è che tutti gli oggetti che studia sono costruzioni arbitrarie. Non è come quando si parla di atomi: anche un atomo è un insieme di elettroni, protoni e neutroni, ma l'atomo è lì e si comporta (ad un certo livello) come un oggetto a sé stante; non siamo stati noi a dargli diginità ontologica.
Per gli oggetti delle scienze umane e sociali la storia è diversa, qualunque oggetto potremmo mai scegliere, questo è sempre una costruzione di elementi più piccoli che noi, solo noi, abbiamo messo insieme e chiamato in un certo modo. Centinaia di errori dipendono da questa caratteristica.
Il primo di questi è il dare per scontato che tutti gli insiemi abbiano, per loro natura, la caratteristica di essere "internamente omogenei". E cioè credere che qualunque pezzo, anche microscopico, di un dato insieme debba avere le stesse caratteristiche di tutto l'insieme visto e studiato nella sua complessità.
Questo è, ovviamente, impossibile dato che l'insieme l'abbiamo creato noi arbitrariamente.
Facciamo l'esempio di Roccacannuccia.
Roccacannuccia è una ridente località del centro-nord Italia.
Gli abitanti di Roccacannuccia, i roccacannuccesi, sono amichevoli e amanti della buona tavola.
A Roccacannuccia ha sede una piccola università con due soli dipartimenti: Lettere e Filosofia ed Ingegneria¹.
Entrambi i dipartimenti hanno tre corsi di studio.
Per Lettere e filosofia:
1) Lettere greco-romane;
2) Filologia del libro persiano;
3) Scienze della comunicazione.
E per Ingegneria:
1) Ingegneria dei sistemi robotici;
2) Ingegneria aero-nucleare;
3) Ingegneria bio-meccanica.
L'istituto di statistica di Roccacnnuccia produce, ogni anno, statistiche sugli iscritti all'università.
I dati sono, ovviamente, aggiornati al 2014 e sono i seguenti:
Lettere greco-romane: 500 iscritti;
Filologia del libro persiano: 500 iscritti;
Scienze della comunicazione: 4.000 iscritti;
Ingegneria dei sistemi robotici: 3.000 iscritti;
Ingegneria aero-nucleare: 3.000 iscritti;
Ingegneria bio-meccanica: 3.000 iscritti.
Il dipartimento di Lettere e filosofia.
Questa estate però un assessore del comune di Roccacannucia ha proposto di chiudere il dipartimento di Lettere e filosofia perché, a suo dire: "E' indecente che corsi come Scienze della comunicazione rimangano aperti a succhiare soldi dal comune. Signori, il dipartimento di Ingegneria ha 9.000 iscritti, mentre quello di Lettere solo 5.000".
L'errore vi sarà apparso subito palese, eppure la maggioranza delle persone continua a caderci.
C'è chi lo fa, appunto, per errore, ma anche chi costruisce deliberatamente insiemi per dimostrare le proprie dichiarazioni.
E' una variazione sul tema di questo primo errore, una versione diversa. Costruire insiemi, includendo o escludendo elementi, di modo che soddisfino le proprie preferenze. E' il caso di quando, per esempio, la gente va in giro dicendo che in Italia ci sono pochissimi iscritti nelle facoltà scientifiche, e poi cita i dati delle università di Matematica, Fisica, Chimica e Biologia e dice "Visto! Pochissimi iscritti!". Il tizio ha deliberatamente omesso dalle facoltà scientifiche proprio Ingegneria che, di iscritti, ne ha una marea.

2) Ragionare in termini assoluti per dimostrazioni in base percentuale e viceversa.
Questa dovrebbe essere una cosa abbastanza scontata per i più e invece anche qui si fa un sacco di confusione. Penso per esempio a quando ho sentito dire che in tutti i paesi europei ci sarebbero molti più studenti di ingegneria che in Italia e giù a citare dati in termini assoluti.
A quanto pare sarebbe proprio questo il problema dell'Italia!
Che la gente preferisce iscriversi a Filologia moderna piuttosto che ad Ingegneria.
Che spiegato in altre parole vuol dire che in Italia, sul totale dei laureati, gli iscritti a Filologia moderna sono troppi.
Ma semplicemente non è vero; l'Italia è uno dei paesi europei con la percentuale più grande di studenti di ingegneria sul totale. Il problema è che, nel nostro paese, ad essere pochi sono i laureati in generale. Quindi, anche se la percentuale di studenti di ingegneria è maggiore, il loro numero netto ed assoluto è inferiore. Capito l'inganno? Qualcuno potrebbe dire "Sì, ma almeno io con Ingegneria lavoro!". Ok, sono assolutamente d'accordo con te, ma questo non cambia le conclusioni sopra esposte.

3) Trarre conclusioni diverse per lo stesso dato, a parità di condizioni, per due oggetti diversi.
Ritorniamo ancora al ritornello secondo il quale le scienze umane e sociali sarebbero più complicate della fisica.
Lo so che non siete d'accordo, ma facciamo un esempio.
Se un fisico vuole sapere qual è il comportamento di una determinata particella che attraversa un determinato campo non deve far altro che prendere quella particella e spararla in quel campo e prendere nota dei risultati. Non deve far altro che leggere i dati ed arriverà a conclusioni per lo più univoche.
Nelle scienze umane e sociali la faccenda non è così meccanica. Possiamo osservare l'oggetto quando vogliamo e trascrivere tutti i dati che ci sembrino interessanti, ma al momento di arrivare alle conclusioni sarà sempre un bel guaio trovare quelle corrette.
Un dato.
Ho parlato con molte persone che hanno detto "Ad Ingegneria ci sono molti più iscritti che a Scienze della comunicazione. Ovviamente... la prima è un'università seria; la seconda è un cazzata".
Ma anche altre persone che hanno detto "A Scienze della comunicazione ci sono moltissimi più iscritti che ad Ingegneria, ovvio no! Ma ti pare! Oggi vogliono tutti andare a fare un'università del cazzo, invece di Ingegneria che è difficilissima!".
E pensate un po', ho incontrato anche persone che prima dicevano l'una e, a distanza di tempo, dicevano l'altra.
E anche persone che hanno aspettato che io dicessi loro il vero dato prima di propendere per l'una o l'altra.
Ma non dovrebbe essere possibile trarre conlusioni opposte per lo stesso dato nello stesso contesto. La conclusione dovrebbe essere già chiara nella mente di una persona prima di leggere i dati.
Come? Direte voi. Conclusioni prima dell'osservazione? Non è un metodo scientifico questo!
In effetti non mi sono spiegato bene. Non intendendo che bisogna sapere già le conclusioni prima dell'osservazione, ma che almeno bisogna aver chiaro a quale conclusioni corrisponda ogni variazione nel fenomeno osservato.
Il fisico che osserva la particella nel campo, nel vederla comportarsi in un certo modo esclama "E' un elettrone!" perché sa che gli elettroni si comportano in quel modo. Se la particella si fosse comportata in un modo diverso avrebbero esclamato, ovviamente, un'altra cosa.
Avete capito la questione?
Quindi prima di scendere a leggere la prossima frase, in cui è contenuto il dato vero, dovreste decidere se secondo voi un ristretto numero di iscritti è indice di difficoltà o di stupidità di una laurea (ovviamente tutte e due queste conclusioni sono delle cagate... ma visto che la gente ci tiene ad operare correlazioni sul numero degli iscritti, fate pure...).
(Gli studenti di Ingegneria, nella realtà, sono mooolti di più di quelli di Scienze dalla comunicazione...).

Ovviamente a me non frega un cacchio della diatriba tra studenti di inegneria e resto del mondo.
Questo era solo un pretesto.
Questi errori non vengono fatti solo quando si parla di università, ma quasi sempre.
Quando si parla di pseudoscienze, parapsicologia... vaccini e autismo... insomma molto spesso.
Ma rimane aperta una sola questione ora.
Qualcuno di voi potrebbe dire che vi ho sdoganato delle statistiche sulle università senza citare la fonte (Roccacannuccia a parte che, nel caso non l'abbiate capito, è una città di fantasia).
Ma come?
La gente può andare in giro a sparare dati senza citare le fonti e io mo so' l'unico che lo deve fare?
Ma andate a fanc... anzi!
Facciamo così: ho preso tutto da AlmaLaurea; non vi dirò di più.
Se volete controllare, fatelo!
Così fate un po' di esercizio nella ricerca e lettura dei dati.

¹ Perché Ingegneria? Che non pensiate che dietro questa scelta ci siano intenti diffamatori verso questi studi. Ho solo notato che ogni volta che utilizzo la parola "ingegneria" in un post, le visualizzazioni impennano in maniera esponenziale. La userò più spesso.

martedì 1 dicembre 2015

Fenomenologia dei fenomeni fenomenici.

Quando si parla di parapsicologia deve essere ben chiara una cosa: non esiste alcuna prova dell'esistenza di questi fenomeni.
Ogniqualvolta si è cercato di indagare queste manifestazioni con la lente della Scienza, semplicemente non è accaduto un bel niente di niente.
E quelle poche volte che gli esperimenti hanno avuto esito positivo, si è trattato di esperimenti senza un adeguato controllo o, peggio ancora, erano esperimenti irripetibili, e questo come ben saprete, la Scienza non lo accetta.
Quindi nessuna prova dell'esistenza di fenomeni paranormali... e il post potrebbe (e dovrebbe) finire qui.
Ma purtroppo, anche nel 2015, c'è un numero ragguardevole di persone che crede a queste sciocchezze.
Come è possibile?
Dovete sapere che questa gente inventa tutta una serie di risposte simpatiche da dare a queste argomentazioni.
La più gettonata è quella secondo la quale questi fenomeni sfuggiranno sempre all'indagine scientifica perché sono, appunto, paranormali e per questo avvengono su di un livello diverso da quello che la Scienza indaga.
Ovviamente a questa gente è sfuggito completamente il punto.
Facciamo un esempio.
Gustavo Adolfo Rol sosteneva di poter far attraversare un muro ad un mazzo di fiori semplicemente lanciandoceli contro.
Questo è proprio l'esempio di un fenomeno che accadrebbe ad un livello diverso da quello fisico.
La Scienza, cioè, non potrà mai capire come è possibile che gli atomi del mazzo di fiori abbiano attraversato un muro di mattoni.
Edmund Husserl, fondatore della fenomenologia.
Il punto, sopracitato, che sfugge a chi dice una cosa del genere è che la Scienza, prima di doversi cimentare a trovare una spiegazione di come sia possibile che un mazzo di fiori ha attraversato un muro, ha una cosa molto importante che può fare.
Per cominciare, giusto per esempio, può vedere se è vero che questo signore può lanciare i mazzi di fiori contro i muri e fargleli attraversare.
Non dovrebbe essere un esperimento difficile: bastava chiedere al signor Rol di recarsi in una stanza con delle telecamere e di lanciare un mazzo di fiori contro un muro.
Purtroppo, Rol (che ora non c'è più) non accettò mai di compiere esperimenti del genere...
Il senso di quello che ho appena spiegato è piuttosto semplice: la Scienza si limita ad indagare la realtà fenomenica di queste manifestazioni.
Tutto questo è accaduto anche prima nella storia della Scienza!
Prendiamo la storia degli specchi...
Noi, oggi, sappiamo che gli animali che riconoscono la loro immagine in una specchio possono farlo perché nel loro cervello hanno una serie di neuroni particolari (chiamati "neuroni specchio" appunto... anche se il nome deriva da un'altra questione).
Ma noi sapevamo quali fossero gli animali che potevano riconoscersi in uno specchio già molto tempo prima che venissero anche solamente inventate tutte le macchine per guardare dentro un cervello.
Perché?
Perché la Scienza ha indagato la manifestazione di tale fenomeno: prima, cioè, di inerpicarsi nel cercare una spiegazione del perché un cane non si riconosce ed una gazza sì ha semplicemente osservato quali animali si riconoscevano e quali no.
Ci sono però anche un altro tipo di "fenomeni" parapsicologici: quelli cioè che non produco, in realtà, nessun fenomeno.
Io ho avuto la "fortuna" di conoscere una ragazza che a queste stronz... scusate... che a queste cose ci crede ciecamente.
Mi ha raccontato più e più volte di avere un amico che, al primo sguardo, riesce a dirti quante volte ti sei reincarnato.
Non sa dare una spiegazione di questa sua capacità, lui semplicemente lo sente.
Questo è proprio l'esempio di una cosa che la Scienza non potrà mai indagare.
Secondo lei...
Il punto è semplice: se il tuo cervello è troppo limitato per poter ideare un esperimento che indaghi questa fenomenale capacità, ciò non vuol dire che lo sia anche il mio.
Ritorniamo all'esempio degli animali davanti gli specchi.
Ronaldo, il Fenomeno.
Ma come hanno fatto gli scienziati a capire con chiarezza quali erano gli animali che si riconoscevano guardandosi in uno specchio?
Cioè, sono bestie, non possono avercelo chiesto.
E nemmeno si potevano mettere degli animali davanti uno specchio e poi osservare le loro reazioni e dire "Mah... secondo me questo s'è riconosciuto".
Come hanno fatto?
Lo spoilero?
E va bene... ve lo spoilero... in ogni caso potete pensarci un po' prima di proseguire con la lettura e poi vedere se ci avete azzeccato...
La questione è divertentissima... perché è proprio una cazzata... allora gli scienziati hanno attaccato in testa agli animali un pallino di carta adesiva rossa. Se questi animali poi, messi davanti ad uno specchio, cercavano di rimuovere il pallino rosso voleva dire che si erano riconosciuti.
Visto quanto può essere divertente ideare esperimenti simpatici?
La maggior parte delle persone a cui ho chiesto di dirmi come avessero fatto, secondo loro, gli scienziati, a capire quali animali si riconoscono in uno specchio, non hanno saputo darmi una risposta.
E c'è da aggiungere che io, questa domanda, l'ho fatta anche a persone intelligenti.
Ora, se anche delle persone intelligenti hanno fallito miseramente nell'ideare un esperimento tanto insulso, con quale criterio i seguaci della parapsicologia dicono che una capacità come quella del tizio delle reincarnazioni non è sondabile?
Ribadisco: se tu non riesci ad inventarlo un esperimento che faccia luce sulla questione non vuol dire che tale esperimento non esista.
Infatti esiste e io ce l'ho pronto, se mai il tizio volesse sottoporvisi.
Sto per spoilerarlo; se volete pensarci un po' per vedere se riuscite anche voi ad individuarlo prendetevi un po' di tempo prima di proseguire con la lettura...
Prima di tutto l'esperimento deve essere condotto in condizioni di assoluto controllo, quindi non a casa mia o a casa sua. Ma in un'università per esempio, in un'aula che il tizio non conoscerà fino al giorno l'ora il minuto il secondo esatto dell'inizio dell'esperimento.
Nell'aula il tizio troverà 200 persone che non conosce. Per ogni persona il tizio dovrà dire, ovviamente, il numero delle reicarnazioni.
Ognuna delle 200 persone non dovrà dire nulla di sé, anzi: sarà fatto loro divieto di proferire parola
Un fenomeno temporalesco.
alcuna al tizio che indovina le reincarnazioni.
Quindi, tutti e 200, uno alla volta, passeranno davanti al tizio e lui dovrà dire ad alta voce il numero delle reincarnazioni; uno sperimentatore ne prenderà nota.
La prima parte terminerà così: si sarà prodotto un elenco di 200 persone ciascuna con il numero di reincarnazioni annunciate dal tizio.
Trascorsi 3 mesi da questa prima parte il tizio dovrà recarsi nuovamente nell'aula dove ritroverà le 200 persone e, con le stesse modalità, dovrà indicare nuovamente per tutti e 200 il numero delle reincarnazioni...
Se la sua capacità è genuina, ovviamente, indicherà lo stesso numero di reincarnazioni per tutti e 200 anche a 3 mesi di distanza.
Se le reincarnazioni saranno diverse... bhè... mi dispiace doverlo dire... ma mi sa tanto che ha tirato a cazzo...
Ma c'è anche dell'altro... una cosa che al tizio non abbiamo detto!
Le 200 persone che incontrerà la seconda volta non saranno tutte le stesse della prima! (Ma questo a lui non lo diremo; se la sua capacità è genuina non dovrebbe importargli).
Solo 100 apparterrano anche al primo gruppo, le altre 100 saranno persone totalmente nuove.
Perché?
Semplice e pur da stronzi!
Chiameremo "gruppo 1" il primo gruppo di 200 persone, "gruppo 2" il gruppo delle 100 persone comuni alla prima e alla seconda volta e "gruppo 3" il gruppo dei nuovi 100.
Di tutti questi gruppi noi calcoleremo misure di distribuzione e di tendenza centrale (del numero delle reincarnazioni).
Giusto per essere sicuri avremo bisogno di controllare varie correllazioni... non vorremo mica che il tizio possa essersi preparato una sorta di algoritmo basato sulle caratteristiche fisiche dei 200: che so... 3 reincarnazioni ai biondi... 1 ai mori e così via discorrendo.
Bisogna essere sicuri anche di escludere ogni imbroglio!
Ma per tornare alle risposte simpatiche... c'è una risposta che è veramente simpatica!
Quella secondo la quale questi fenomeni avrebbero la portentosa capacità di svanire se osservati per compiere esperimenti scientifici!
Cioè: se questo incontra una persona per la strada e gli dice quante volte si è reincarnato funziona, se invece ce lo facciamo dire in contesti di controllo la sua capacità svanisce!
Incredibile!
Cosa si può rispondere ad un'argomentazione del genere?
Quello che rispondo sempre io.
Cioè che anche la Scienza ce li ha i super poteri!
La Scienza lancia i raggi laser degli occhi, c'ha la super forza e la super velocità!